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           Patto Territoriale dell'Appennino Parmense: 2° Fase (2005-2007)



La Rimodulazione rappresenta una seconda fase del Patto Territoriale dell’Appennino Parmense, ovvero l’occasione per indirizzare verso ulteriori investimenti le risorse residuate a conclusione della prima fase (1999/2004) e per riprendere le attività di concertazione dei tavoli tematici, finalizzati all’individuazione dei criteri di coerenza che permettano di collegare tali opportunità di intervento alle priorità strategiche del territorio.

Questa operazione trova il suo principale riferimento nella “Intesa per il territorio montano di Parma” - collegata all’attuazione della nuova legge regionale per la montagna (L.R. 2/04) approvata dagli Enti Locali (Comuni, Comunità Montane e Provincia) e dalla Regione - che definisce gli obiettivi, le strategie di sviluppo, gli assi di intervento e le conseguenti misure per il territorio.

Le opportunità espresse in questi anni dalla montagna di Parma hanno suggerito traiettorie di sviluppo indirizzate ad una stretta integrazione tra agro-industria, offerta ambientale e sistema dell’offerta turistica, attraverso programmi ed azioni in grado di coniugare qualità delle produzioni e qualità del territorio, rafforzando così le tre principali componenti della competitività locale: ambiente e turismo, agricoltura, alimentazione.

Nell’ambito del Patto Territoriale, tre tematiche saranno approfondite dai tavoli di concertazione:

  1. Il Distretto Agro-alimentare del Prosciutto di Parma: realizzare una politica coordinata e condivisa al fine di raggiungere l’eccellenza sotto tutti i profili - economico, ambientale, infrastrutturale, culturale e sociale – dell’inscindibile legame prodotto-territorio, superando le criticità e creando le condizioni idonee ad un continuo processo di miglioramento grazie allo sviluppo di una capacità di risposta mirata, tempestiva e coordinata.
  2. La formazione professionale: interpretare le esigenze del territorio e adeguare le modalità formative con l’obiettivo di sostenere l’imprenditorialità, rivalorizzare mestieri artigianali e attività di servizio, sostenere gli interventi di riqualificazione ambientale e di valorizzazione delle produzioni, oltre a quelli connessi al sistema di welfare, compresi quelli orientati all’integrazione.
  3. La finanza per lo sviluppo: l’individuazione cioè di nuovi strumenti di finanziamento per gli interventi progettuali identificati dal Patto Territoriale, in particolare per quanto riguarda la nuova imprenditoria, la creazione di servizi, la formazione ecc, in sintonia con alcune iniziative che si stanno già concretizzando sul territorio.


Le risorse risultanti da economie o rinunce (circa 3 milioni di Euro) saranno tutte orientate al sostegno degli investimenti d’impresa.

La normativa di riferimento per il Patto Territoriale è la Legge 488/92.

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